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UN LIBRO SUL COMODINO...
di Francesco Mongelli
A cena con lolita
di Eva Clesis

Varie sono le forme in cui il disagio giovanile si manifesta : dal tabagismo alla droga, dalle notti brave alla prostituzione e l’editoria affronta sempre più spavaldamente l’utenza interessata a tali tematiche, forte anche di quel fenomeno di culto che è diventata la giovanissima autrice Melissa P. con la sua prima opera “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”. Se , però , il libro della catanese Melissa P., può essere facilmente inserito nel filone della letteratura erotica, che dal marchese de Sade in poi ha affascinato in misura sempre maggiore schiere di ardenti lettori, non è altrettanto semplice la collocazione del romanzo “A cena con Lolita” di Eva Clesis, pseudonimo di un’autrice barese. Il disagio della protagonista nasce dalla mancanza di una figura paterna stabile e dall’eccessivo lassismo di quella materna. Cercherà di lenire le sue ferite interiori avventurandosi,prima, in una relazione con il suo professore di matematica, padre di una sua amica,poi trasferendosi e rispondendo agli annunci di pittori e fotografi dalla dubbia professionalità, in cerca di modelle, finché il suo dolore non sarà così insopportabile tanto da portarla
alla bulimia e da spingerla a diventare una squillo. Alla fine si staglierà di profilo una flebile speranza che le permetterà di trovare riscatto dalle angustie di una vita,vissuta all’ombra del mondo.
Certamente il libro,sulla falsa riga del succitato “100 colpi di spazzola…”,naviga nelle acque di improponibili storie di sesso ma non punta sulle descrizioni minuziose, certosine dell’amplesso, reso con dovizia quasi meccanica come
nel primo caso ma,il senso di disgregazione si avverte nella fase di ingozzamento e rigurgito della bulimia, nell’indifferenza della gente che circonda la protagonista e nella loro incapacità di avvertire un malessere tanto grave nel prossimo, incapacità che sortisce un effetto di chiusura ermetica nei confronti degli approcci della gente. Scopo principale dell’autrice è instillare nel lettore la consapevolezza che la bulimiaè una malattia più che mai presente nella società odierna ,che le sue cause non sono fattori unilaterali ma una serie di motivazioni concatenate
tra loro che concorrono tutte insieme nel manifestarsi della patologia e che chiunque sia prossimo
alla persona affetta da bulimia può essere accusato di “concorso in colpa”.
L’estrema fluidità conferita al libro dall’utilizzo del discorso indiretto libero e la sua spontaneità sono sintomatici di chi si è lasciato ispirare da stralci di esperienze vissute e ha deciso di affrontare in forma scritta,seppur tra molte incertezze, i fantasmi del passato.




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