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Di seguito presentiamo il saggio di Vittorio Strada, tratto dalla sezione Esperimenti con la forma, 1900-1950.

86ed096910cfef9497d3ef8e006dc0a1.jpgIL MAESTRO E MARGHERITA
Il Maestro e Margherita è un'opera singolare per la sua storia, oltre che per la sua struttura. La storia riguarda la sua scrittura e riscrittura nel corso di una dozzina d'anni e il suo autore che, isolato e chiuso in quel mondo senza uguali che era la Russia sovietica del tempo di Stalin, scrive e riscrive fino alla fine dei suoi giorni, dal 1928 al 1940, un romanzo in cui concentra tutta la sua immaginazione e la sua stessa ragione di vita, ben sapendo che esso non solo non avrebbe visto la luce se non in un lontano futuro, ma neppure poteva essere fatto leggere in manoscritto, se non a una cerchia assai ristretta di fidati amici. Poi, quando viene pubblicato, nel 1966-67 sulla rivista «Moskva», mutilato per i tagli della censura, il romanzo ha immediatamente un successo duplice: da una parte, conquista una popolarità senza precedenti, diventando, in patria e nel mondo, il romanzo russo contemporaneo forse più conosciuto, più ancora di un altro romanzo clamoroso per le sue vicende, oltre che notevole per il suo valore, il Dottor Zivago; e questo successo fa risorgere la restante opera dell’autore, in passato interdetta e rimasta ignota, e la figura stessa di Michail Bulgakov, prima semisconosciuta, trasformandola in una sorta di mito più ancora che in un «classico» del Novecento. Dall’altra parte, il romanzo, così avvincente per ogni lettore, dà luogo a una crescente sequela di interpretazioni, nell’ambito dell’opera complessiva di Bulgakov, impegnando studiosi di tutto il mondo in una sorta di gara ermeneutica con l’uso dei più diversi e sofisticati strumenti critici, tanto che seguire la bibliografia sul Maestro e Margherita è impresa non lieve; e, pur riconoscendo il merito e il valore del meglio di questa letteratura critica, si vorrebbe tornare al testo del romanzo per rileggerlo con gli occhi affascinati con cui lo si lesse per la prima volta (1).
Questa lettura «ingenua», però, è impossibile, soprattutto quando, come nel nostro caso, se ne deve dare un resoconto critico.
Il modo migliore per accedere al mondo magico del Maestro e Margherita, anziché quello di ripetere o allungare l’elenco delle «fonti» che le letture intertestuali hanno compilato o di percorrere o accrescere il labirinto di riposti significati che le letture interpretative hanno tracciato, sarà allora quello di porsi una domanda falsamente «semplice», adeguata però alla falsa «semplicità» del testo, una domanda che un celebre «formalista» russo, Boris Ejchenbaum, si era posto per l’opera di un autore prediletto da Bulgakov, cioè per Il cappotto di Gogol´. Possiamo domandarci «come è fatto Il Maestro e Margherita?» È vero che si tratta di un «romanzo magico», usando questa espressione in un senso non generico, ma nel senso di una vera e propria opera di magia. Per cercare di capire «come è fatto» possiamo però immaginare questo romanzo come un atto di prestidigitazione, di una magia, cioè, sui generis, frutto di un artificio più o meno occulto che si tratta di «smontare».
Il Maestro e Margherita è un’unione di due romanzi, un «romanzo nel romanzo», meccanismo non nuovo (al pari del «teatro nel teatro»), ma qui sostanzialmente rinnovato. Non è la storia della scrittura di un romanzo: il romanzo di cui si parla nel romanzo che si intitola Il Maestro e Margherita, infatti, è già stato scritto e poi distrutto e la storia che si narra riguarda il suo recupero, la sua resurrezione attraverso la scoperta che esso, pur essendo inedito e proibito, e bruciato dallo stesso autore, non solo ha avuto lettori straordinari, soprannaturali, ma la sua stessa prodigiosa ricostruzione è opera di questi lettori ultraterreni che ne attestano la veridicità. Il romanzo in questione è, infatti, un’opera che vuole rivelare per la prima volta il reale svolgersi di un grande evento effettivamente accaduto, tanto che il suo autore, il Maestro, respinge con sdegno la qualifica di «scrittore», che lascia ai letterati suoi persecutori, e preferisce definirsi uno «storico». Il romanzo scritto dal Maestro è la riscrittura di un altro libro, che egli considera non rispondente alla realtà degli eventi in esso narrati, è la riscrittura d’un libro sacro: il Vangelo. Il suo protagonista è Gesù, chiamato col nome aramaico di Yeshua Hanozri, nel momento finale della sua vita terrena, quello della condanna e della crocifissione. L’altro protagonista del romanzo storico del Maestro è Ponzio Pilato, il procuratore romano della Giudea, che ratifica la condanna di Gesù. Il Maestro e Margherita è fatto col procedimento del romanzo nel romanzo, ma con un particolare rapporto tra contenitore e contenuto: il contenuto contiene, a sua volta, una terza scatola cinese o una terza matrioska, ossia un altro testo narrativo: il Vangelo come testo di riferimento.
Lasciamo il romanzo contenuto, quello del Maestro, e consideriamo il romanzo contenitore, quello di Bulgakov, il quale, ovviamente, è l’autore di entrambi. Ma dei due romanzi egli è autore con uno statuto diverso, con un diverso livello di stile, con un enigmatico sdoppiamento che costituisce un aspetto importante della magia del romanzo nel suo insieme. Non si tratta soltanto di differenza di scrittura: ieraticamente severa, classicamente equilibrata, sontuosamente elegante nel romanzo del Maestro; effervescente, sbrigliata, corrosiva nel romanzo sul Maestro. C’è anche l’impersonalità del primo romanzo che contrasta con la soggettività del secondo: chi narra la storia evangelica non si sa, la voce narrante sembra venire da un’altezza o profondità insondabili, trovando nel Maestro semplicemente un portavoce, colui che, intuito il Vero, lo trasmette senza una propria interferenza; il narrante del romanzo sul Maestro, invece, non intuisce per una virtù superiore, ma ricostruisce per indizi le vicende che riferisce con divertita partecipazione, attraverso una mimica verbale che ne sottolinea la presenza.
Messo in luce questo primo meccanismo del romanzo di Bulgakov, ci si domanda come operano gli ingranaggi che regolano i movimenti dei due sistemi narrativi, stabilendo tra essi una rete di corrispondenze. Va detto che i due sistemi sono due mondi, due entità spazio-temporali, oltre che due universi simbolici: il romanzo del Maestro si svolge a Gerusalemme («Yerushalayim») all’inizio dell’era cristiana, il romanzo sul Maestro si svolge a Mosca 1900 anni dopo, nel 1929. L’opposizione tra questi due mondi è netta e la narrazione la mette in concreta evidenza: spazio-tempo sacro quello di Gerusalemme, sede del Mistero cristiano; spazio-tempo non semplicemente profano, ma dissacrato quello di Mosca, centro di un’ideologia atea. Per questo il romanzo del Maestro ha subito...
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