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UN LIBRO SUL COMODINO
di Francesco Mongelli
TEATRO MINIMO
di Michele Santeramo
edito Torre di Nebbia

Il teatro dei primordi è stata la decodificazione di antichissimi riti religiosi, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. In seguito si è evoluto come forma di intrattenimento, a tale proposito basti ricordare le commedie di Aristofane o Plauto, oppure come mezzo per smuovere gli animi e rendere consapevoli le masse su alcune scottanti problematiche sociali, atteggiamento , questo, tipico dell’accezione terenziana del teatro. Nel corso dei secoli gli elementi farseschi e gli istrioni delle commedia al suo stato larvale, si sono risolti in forme tecnicamente studiate e consacrate da grandi nomi come Goldoni od Oscar Wilde, fino a giungere all’exploit novecentesco segnato da geni come Brecht e Pirandello. L’Italia, senza ombra di dubbio è stata una delle patrie per antonomasia del teatro, basti pensare che Shakespeare mutuò molti dei suoi personaggi dalla “Commedia dell’arte” italiana, finché non sono giunti i musical di Broadway a declassarci, naturalmente ironizzando. Infatti la commedia teatrale è ancora un genere che nel bel paese riesce a riscuotere ampi consensi di pubblico, da quella brillante, a quella totalmente disimpegnata; data l’epoca irrimediabilmente segnata dai mezzi di comunicazione di massa, che nonostante la denominazione di incomunicabilità ne creano parecchia, non ci si dovrebbe fermare a giudicare in maniere inappellabile la qualità discutibile di alcuni lavori,quanto piuttosto l’importanza che oggi può assumere continuare a coltivare una cultura teatrale. All’interno di quest’ottica, degne di nota sono gli spettacoli della compagnia “teatro minimo” fondata nel 2001 da Michele Sinisi, compagnia che ha messo in scena spettacoli scritti da Michele Santeramo e raccolti dallo stesso nel libro che ha per titolo il nome della compagnia. Essi non sono altro che efficaci scorci del meridione, della Puglia in particolare, conditi da alcuni caratteri fissi che contraddistinguono la spontaneità e la genuinità della gente del mezzogiorno. Ad esempio in “Vico Angelo Custode” è quasi commovente la vergogna dei tre fratelli che non possono permettersi di pagare il funerale della madre ma è altrettanto divertente osservare come si arrabattano in mille modi per porre rimedio alla situazione. Ancora in “Nobili e porci libri” viene presentata una biografia un po’ rivisitata del barone Gennaro de Gemmis, che raramente viene ricordato nei libri di storia e che tanto ha fatto per lasciare alla sua terra un patrimonio eterno ed inestimabile: la biblioteca “de Gemmis”, progetto per il quale si ridusse quasi all’indigenza. Altre spettacoli allestiti dalla compagnia “teatro minimo” sono compresi in questa sorta di compendio teatrale, caratterizzati tutti dagli stessi vividi ritratti, tutti da scoprire con uno spirito di ricerca delle nostre origini, sebbene lo spettacolo teatrale riportato su materiale cartaceo non abbia mai la stessa resa delle battute recitate sul palcoscenico, illuminato dalle sue luci magiche ed ammalianti.




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